Il disperato bisogno di rendere racconti tutta la mia vita...
Il buio pervade l'aria, come un manto di spessa stoffa nera che leva il respiro quando si cammina. Si ha l'impressione di poggiare i piedi su una sostanza molle, appiccicaticcia, come le ascelle in una giornata di caldo afoso. E anche il tanfo è lo stesso. Sul fondo, un piccolo puntino illuminato sembra la fine dell'orrendo tunnel che stiamo percorrendo. Come una falena attirata dalla luce accelleriamo il passo, mentre il pavimento sotto i nostri piedi squittisce ed emette rumori non descrivibili da semplici caratteri di una tastiera.
Ma la corsa si rivela inaspettatamente corta, perchè la luce che scorgevamo non era una grande apertura in questo nero labirintico dove ci siamo persi, ma il semplice brillare di uno schermo di un computer. Su sedie comprate da Ikea, due neuroni osservano la lampada a lava posta subito dietro lo schermo. In silenzio.
L'ennesima bolla di cera si alza dal fondo per raggiungere, in un ultimo disperato sobbalzo, la forma più vicina di entropia che possa desiderare e pensare.
"Ehi Jack..." esordisce un neurone "Ma non aveva detto che avrebbe iniziato a scrivere tutti i giorni?"
"Si, John, e se lo era anche promesso, perchè lo considerava l'unico metodo per migliorare il suo carente stile".
"Ma non aveva anche detto che si sarebbe messo a studiare Restauro dei Beni Architettonici ed avrebbe completato quella tesina?"
"Si, John... ma per ora si accontenta del live e della sceneggiatura... che è un pò poco contando che è convinto che l'ultima cosa non lo porterà a nulla..."
"Ok quindi che ha concluso?" "Nulla" "E noi qui che facciamo" "Quello che lui fa li fuori... osserviamo la lampada a lava e smettiamo di pensare..."