Tutti siamo MATTI

"Ma io non voglio andare tra i matti" osservò Alice. "Oh, ma non hai scelta," disse il gatto "Siamo tutti matti da queste parti. Io sono matto. TU sei matta" "Come fai a sapere che sono matta" domandò Alice. "Non puoi non esserlo" disse il gatto "Altrimenti non saresti qua"
martedì, 16 dicembre 2008

Nel silenzio...

Il disperato bisogno di rendere racconti tutta la mia vita...

Il buio pervade l'aria, come un manto di spessa stoffa nera che leva il respiro quando si cammina. Si ha l'impressione di poggiare i piedi su una sostanza molle, appiccicaticcia, come le ascelle in una giornata di caldo afoso. E anche il tanfo è lo stesso. Sul fondo, un piccolo puntino illuminato sembra la fine dell'orrendo tunnel che stiamo percorrendo. Come una falena attirata dalla luce accelleriamo il passo, mentre il pavimento sotto i nostri piedi squittisce ed emette rumori non descrivibili da semplici caratteri di una tastiera.
Ma la corsa si rivela inaspettatamente corta, perchè la luce che scorgevamo non era una grande apertura in questo nero labirintico dove ci siamo persi, ma il semplice brillare di uno schermo di un computer. Su sedie comprate da Ikea, due neuroni osservano la lampada a lava posta subito dietro lo schermo. In silenzio.
L'ennesima bolla di cera si alza dal fondo per raggiungere, in un ultimo disperato sobbalzo, la forma più vicina di entropia che possa desiderare e pensare.
"Ehi Jack..." esordisce un neurone "Ma non aveva detto che avrebbe iniziato a scrivere tutti i giorni?"
"Si, John, e se lo era anche promesso, perchè lo considerava l'unico metodo per migliorare il suo carente stile".
"Ma non aveva anche detto che si sarebbe messo a studiare Restauro dei Beni Architettonici ed avrebbe completato quella tesina?"
"Si, John... ma per ora si accontenta del live e della sceneggiatura... che è un pò poco contando che è convinto che l'ultima cosa non lo porterà a nulla..."
"Ok quindi che ha concluso?" "Nulla" "E noi qui che facciamo" "Quello che lui fa li fuori... osserviamo la lampada a lava e smettiamo di pensare..."

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in nella mia testa


sabato, 13 dicembre 2008

Il lungo ritorno e il grande inizio (parte I)

E se la vita ci desse una seconda possibilità?

Johannes osservava la folla con sguardo sbigottito. La grande cattedrale si ergeva maestosa alle suo spalle, e nel sole freddo del mattino proiettava la sua ombra cupa su tutta la piazza. Il giovane austriaco dai capelli neri era in ginocchio su un piccolo palco allestito apposta per l'occasione, mentre al suo fianco un enorme uomo con il volto coperto da un panno nero brandiva una gigantesca ascia. La neve cadeva lentamente, imbiancando il paesaggio e rendendolo surreale. Correva l'anno 1791 e la città era Vienna.
Johannes si trovò a pensare alla sua vita sino ad allora, e nonostante tutto non riusciva a trovare motivi adatti per essere giustiziato così in pubblico, davanti quegli occhi freddi e indifferenti, mentre lui per tutta la vita aveva professato la libertà di pensiero, l'affrancamento del popolino dagli stenti che gravavano ogni giorno sulle persone comuni... quelle stesse persone che ora erano intorno al palco, rimpiendo piazza Santo Stefano, nella speranda di vedere la testa di Johannes rotolare sulle assi di legno.
Un aristocratico in livrea rossa leggeva sul bordo del palchetto una pergamena. I lunghi boccoli bianchi della parrucca gli cadevano ordinati sulle spalle fasciate dal colore sanguigno della giacca. La sua voce era sicura  e baritonale, mentre l'aria si riempiva delle accuse verso Johannes. E quando l'ascia si alzò la folla trattenne il respiro, poi ci fu un sibilo e un arco di gocce rosse macchiò la neve.

Johannes era steso su un prato in un parco, si alzò di scatto domandandosi cosa fosse successo. Un caldo sole estivo inondava il verde del parco mentre le fronde degli alberi sulla sua testa venivano scosse da una brezza di vento leggero. Le risate cristalline di alcuni bambini che rincorrevano la palla si sovrapponevano schiarivando l'aria. Di fronte a lui c'era un gruppo di persone, tutte strette che sussurravano tra di loro. Conosceva quel momento, l'aveva già vissuto. Non capendo ancora cosa fosse successo si alzò e risoluto si avviò verso il centro di quell'assembramento. Riconobbe gli splendidi occhi di Kathrin, di un blu paragonabile soltanto a quello del cielo d'estate, lo stesso cielo che ora faceva da sfondo al suo strano dejavu. Iniziò a parlare, e quello fu il momento in cui lui e i suo piccolo gruppo di rivoluzionari progettarono il piano di rovesciare il potere.

Il salto questa volta fu meno repentino. Johannes ricordava di essersi allontanato dalla folla (come aveva già fatto una volta in vita sua) e di essersi appartato con Kathrin (di nuovo) e dopo aver fatto l'amore si era addormentato. Si era risvegliato, ed adesso era di nuovo inverno. Anche questa scena aveva già vissuto, e la ricordava con piacere. Si trovava in una vecchia casa al centro di Vienna. Le assi scricchiolavano ad ogni suo passo e dalla finestra logora si intravedeva il candido manto della neve scendere sulla città ed avvolgerla. Ricordava gli scricchiolii delle scale fatte a due a due, e ricordava perfettamente il volto di Kathrin rigato di lacrime mentre entrava dalla porta. Un pianoforte lontano suonava qualche aria da Les Danaïdes di Salieri, e l'aria sembrava tanto pesante e solida da togliere il respiro. La donna gli si avvicino, e poggiando dolcemente il viso nel collo di lui, iniziò a sospirare tristemente, mentre il suono del suo pianto si confondeva con la musica. Nella mano un foglio, con un ritratto e una taglia, vergati come una triste promessa di morte. Il nome era Klaus Mysliveček, fratello di Kathrin. Lesse il volantino e sussurrò (per la seconda volta) nell'orecchio della giovane ragazza: "Porteremo noi a compimento quello che tuo fratello non è riuscito a fare" era una promessa, ma nel contempo anche una dichiarazione d'amore. Poi il volantino cadde da mano, e il buio si rimpossessò della sua vista.
Sputacchiato da M4dH4tt3r orario 01:36 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
in racconti, johannes


giovedì, 11 dicembre 2008

Murphy 911 n.2

Panini Comics, brossurato, 100 pagine B/N, €2,90

Continuano le avventure del vigile del fuoco texano David Murphy, che accompagnato da una terribile maledizione è costretto a “viver in tempi interessanti”… praticamente è una calamita per ogni sorta di catastrofe, naturale e non.

Avevamo lasciato il nostro eroe in cima alla Stratosphere Tower, proprio poco prima che questa fosse colpita da un meteorite, e apriamo questo numero per conoscere il destino di Murphy. Osserveremo il panico che può diffondersi a macchia d’olio quando un asteroide colpisce l’edificio dove dormi. Verremo catapultati in mezzo all’oceano ed assisteremo ad un inseguimento su motoscafo.  Scopriremo chi vuole manipolare lo strano “potere” dei Murphy e per quali reconditi e remunerativi scopi. Ci saranno droghe, pestaggi, taser, e un uomo che vive sotto zero. Ovviamente non necessariamente in quest’ordine. Una serie di rocambolesca di eventi ampliata dalle catastrofi di cui, ovviamente, il nostro David è il punto focale.

Contornata dalle splendide matite di Matteo Cremona, che con la loro dinamicità e precisione dei particolari riescono a rendere ancora meglio l’azione e la velocità di alcune scene, la storia di Recchioni prosegue nel classico modo preferito dall’autore: colpi di scena, tante “botte” e richiami ai film di azione di tutti i tipi. Un omaggio, quello di David Murphy a tutta una branca del cinema che alla fine ha cresciuto un po’ tutti (anche chi non lo vuole ammettere).
Sputacchiato da M4dH4tt3r orario 17:42 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
in recensioni, fumetti


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Utente: M4dH4tt3r
Nome: Il cappellaio Matto
Chi sono io? Faresti prima a domandarvi chi siete voi e quindi io chi sia di riflesso... perchè è più semplice essere chi gli altri vogliano che si sia che se stesso... In parole povere sono un matto...


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