E se la vita ci desse una seconda possibilità?
Johannes osservava la folla con sguardo sbigottito. La grande cattedrale si ergeva maestosa alle suo spalle, e nel sole freddo del mattino proiettava la sua ombra cupa su tutta la piazza. Il giovane austriaco dai capelli neri era in ginocchio su un piccolo palco allestito apposta per l'occasione, mentre al suo fianco un enorme uomo con il volto coperto da un panno nero brandiva una gigantesca ascia. La neve cadeva lentamente, imbiancando il paesaggio e rendendolo surreale. Correva l'anno 1791 e la città era Vienna.
Johannes si trovò a pensare alla sua vita sino ad allora, e nonostante tutto non riusciva a trovare motivi adatti per essere giustiziato così in pubblico, davanti quegli occhi freddi e indifferenti, mentre lui per tutta la vita aveva professato la libertà di pensiero, l'affrancamento del popolino dagli stenti che gravavano ogni giorno sulle persone comuni... quelle stesse persone che ora erano intorno al palco, rimpiendo piazza Santo Stefano, nella speranda di vedere la testa di Johannes rotolare sulle assi di legno.
Un aristocratico in livrea rossa leggeva sul bordo del palchetto una pergamena. I lunghi boccoli bianchi della parrucca gli cadevano ordinati sulle spalle fasciate dal colore sanguigno della giacca. La sua voce era sicura e baritonale, mentre l'aria si riempiva delle accuse verso Johannes. E quando l'ascia si alzò la folla trattenne il respiro, poi ci fu un sibilo e un arco di gocce rosse macchiò la neve.
Johannes era steso su un prato in un parco, si alzò di scatto domandandosi cosa fosse successo. Un caldo sole estivo inondava il verde del parco mentre le fronde degli alberi sulla sua testa venivano scosse da una brezza di vento leggero. Le risate cristalline di alcuni bambini che rincorrevano la palla si sovrapponevano schiarivando l'aria. Di fronte a lui c'era un gruppo di persone, tutte strette che sussurravano tra di loro. Conosceva quel momento, l'aveva già vissuto. Non capendo ancora cosa fosse successo si alzò e risoluto si avviò verso il centro di quell'assembramento. Riconobbe gli splendidi occhi di Kathrin, di un blu paragonabile soltanto a quello del cielo d'estate, lo stesso cielo che ora faceva da sfondo al suo strano dejavu. Iniziò a parlare, e quello fu il momento in cui lui e i suo piccolo gruppo di rivoluzionari progettarono il piano di rovesciare il potere.
Il salto questa volta fu meno repentino. Johannes ricordava di essersi allontanato dalla folla (come aveva già fatto una volta in vita sua) e di essersi appartato con Kathrin (di nuovo) e dopo aver fatto l'amore si era addormentato. Si era risvegliato, ed adesso era di nuovo inverno. Anche questa scena aveva già vissuto, e la ricordava con piacere. Si trovava in una vecchia casa al centro di Vienna. Le assi scricchiolavano ad ogni suo passo e dalla finestra logora si intravedeva il candido manto della neve scendere sulla città ed avvolgerla. Ricordava gli scricchiolii delle scale fatte a due a due, e ricordava perfettamente il volto di Kathrin rigato di lacrime mentre entrava dalla porta. Un pianoforte lontano suonava qualche aria da Les Danaïdes di Salieri, e l'aria sembrava tanto pesante e solida da togliere il respiro. La donna gli si avvicino, e poggiando dolcemente il viso nel collo di lui, iniziò a sospirare tristemente, mentre il suono del suo pianto si confondeva con la musica. Nella mano un foglio, con un ritratto e una taglia, vergati come una triste promessa di morte. Il nome era Klaus Mysliveček, fratello di Kathrin. Lesse il volantino e sussurrò (per la seconda volta) nell'orecchio della giovane ragazza: "Porteremo noi a compimento quello che tuo fratello non è riuscito a fare" era una promessa, ma nel contempo anche una dichiarazione d'amore. Poi il volantino cadde da mano, e il buio si rimpossessò della sua vista.