Nirvana docet...
Intorno solo tenebre e fetore... Con uno scintillio tenue Samuel accese la torcia che portava sempre con se ed ispezionò con calma la grotta in cui si trovava. Era chiamata "Antro della Viverna" e il puzzo che sembrava esalare dalle rocce scure doveva, evidentemente, essere l'odore delle prede in decomposizione. Si guardò intorno, rimanendo sulla difensiva: la spada saldamente impugnata nella destra mentre le scritte runiche sull'elsa brillavano minacciose, nella sinistra, invece, aveva la torcia, unico baluardo contro il nero opprimente delle tenebre.
Ebbe un brivido quando un spiffero gelido come la morte soffiò dal fondo della caverna, infiltrandosi tra le crepe della sua vecchia armatura. Si riscosse e cerco di ricordare come era arrivato in quel luogo.
...
Si trovava in un villaggio poco lontano da li, raggi di sole si riflettevano sulle finestre inondando di felicità la gente che svolgeva le faccende quotidiane. Fiori sbocciavano sui cespugli ai lati delle case e il profumo dolce, misto a quello delle torte messe a raffreddare su tavoli all'esterno, riempiva l'aria. Una ragazza dai capelli biondi stava con fatica tirando l'acqua da un pozzo, l'esile corpo dalla pelle bianca che si contraeva tutto sotto lo sforzo. Samuel le si era avvicinato e con una solo strattone aveva portato a se il secchio e immergendo una mano aveva alzato poche gocce per bagnare la ragazza. Lei aveva sorriso, l'aveva abbracciato e l'aveva baciato appassionatamente. L'aria era fresca e gli uccellinoi cantavano felici sui rami carichi di frutti. Per Samuel quella era la perfezione.
Ma come tutte le cose belle, da li a poco sarebbe finita. Un'enorme ombra aveva oscurato il sole, e una bestia gigantesca era scesa dall'alto devastando con un soffio di fuoco il villaggio. Dove c'era la felicità adesso c'erano solo macerie fumanti, corpi carbonizzati ed odore di morte. Soddisfatta la creatura si era mossa sulle zampe posteriori e si era girata verso di loro, l'enorme muso era aperto in una smorfia malvagia, la lingua rossa guizzava circondata da denti aguzzi. Aveva mosso le ali verso la ragazza, ma Samuel prontamente era saltato sulle spalle del mostro, aggrappandosi alle ali e tirando aveva cercato di farla allontanare dalla ragazza. Ma la viverna se lo era scrollato di dosso con un movimento del busto, mandandolo a sbattere contro il pozzo. L'ultima cosa che Samuel vide prima di svenire fu l'essere alato che portava via la sua amata stretta nelle zampe.
...
Ed adesso si trovava li, nel disperato tentativo di salvare la ragazza, pieno di coraggio e di voglia di uccidere.
Dal fondo della caverna venne un rumore, lo stridio di numerose unghie affilate sulla nuda pietra. Poi una miriade di occhi rossi si fece largo tra il nero denso della caverna. "Vabbene allora" pensò Samuel "Farò fuori prima i tuoi sgherri".
Poi un suono ancor più strano gli riempì le orecchie e gli fluì nel cervello, parole incomprensibili gli si adagiarnono nella testa "Alovàt a namron!". Uno strano torpore gli invase le membra e, non appena l'eco di quella strana frase, fu sparito lui si ritrovò bloccato, i muscoli incapaci di rispondegli. Quella notte Samuel perì divorato da creature insensibili e di lui non si fece più parola nell'intero regno.
...
Altrove, in un mondo lontano, e anche molto differente, un ragazzino si alzava di fretta dalla sedia dopo essere stato chiamato a tavola dalla madre. Sullo schermo del televisore l'immagine di un guerriero in armatura con una spada e una torcia che si prepara ad affrontare creature orrende. Ma Norman, nella fretta, si era dimenticato di mettere in pausa il gioco e sullo schermo dopo alcuni istanti apparve una scritta rossa su fondo nero.
Game Over.