Tutti siamo MATTI

"Ma io non voglio andare tra i matti" osservò Alice. "Oh, ma non hai scelta," disse il gatto "Siamo tutti matti da queste parti. Io sono matto. TU sei matta" "Come fai a sapere che sono matta" domandò Alice. "Non puoi non esserlo" disse il gatto "Altrimenti non saresti qua"
domenica, 31 agosto 2008

Spazio pubblicitario autogestito



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domenica, 24 agosto 2008

L'ultimo libro

Disperati rigurgiti di vita...

Era un lettore ossessionato.
Viveva in una piccola casa nella periferia della città. Uno squallido bilocale dalle pareti stinte e le finestre piccole, incastrato in un enorme condominio pieno di famiglie urlanti e bambini dispettosi. Dalla finestra più grande, dalla quale non si sarebbe riuscita ad affacciarsi che una sola persona, si vedeva solo la città, un enorme agglomerato di cemento e rumore, un mondo senza immaginazione, lontano dalla fantasia. E allora lui leggeva. Si richiudeva nei suoi libri ed immaginava una vita diversa dove, eroe in qualche fantastica avventura, salvava damigelle e trovava l'amore della sua vita. Sognava terre lontane, di essere un esploratore coraggioso, un poliziotto inflessibile o un guerriero dalla spada lucente.
Ogni minuscolo anfratto di casa sua era piano di libri: gli armadi, dove pochi vestiti riposavano alla rinfusa tra le copertine di romanzi già letti, nel bagno, vicino ad asciugamani logore e vecchie, in cucina, circondati da formiche più avide di briciole e di avanzi che di cultura.
Unica amica del lettore era la piccola cassiera della libreria sottocasa. Era capitato una sola volta che avessero incrociato gli sguardi, gli occhi profondi di lei si erano immersi in quelli di lui e solo per un attimo la loro conoscenza sui libri si era fusa creando la più vasta biblioteca che il mondo umano avesse mai consociuto. Ma quell'attimo era finito poco dopo e, tristi, i due si erano allontanati per continuare la propria vita.
Lui era ritornato a casa e steso sul letto, aveva osservato la donna al suo fianco, una sagoma costruita con libri e copertine vecchie e illeggibili. Poi solitario, aveva reiniziato a leggere.
Aveva letto per tutta la vita, senza mai assaporare il mondo reale.
E al suo funerale c'erano solo personaggi di libri dimenticati di cui solo lui aveva avuto ancora memoria.
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martedì, 12 agosto 2008

La fine delle vacanze

Ok... al ritorno dalla mia mini vacanza (tre giorni per rinfrancare lo spirito, liberare la mente, cercare di smettere di fumare e ascoltare i misteriosi vaneggiamenti di un vicino con la voce troppo possente sulla sua nuova amaca), mi rendo conto che le vacanze per il sottoscritto sono decisamente finite.
Si avvicina settembre, con il suo carico di lavoro che mi riempirà il cranio troppo velocemente: le scadenze per Lucca, il live di Vampiri, la disperata ricerca di un lavoro (che non fa mai male).
E gli esami.
A quattro esami dal misterioso traguardo universitario, mi rendo conto che mi manca ancora parecchio, almeno a livello di spese di energie (tirocinio compreso), e a volte sento scemare la voglia, vorrei fuggire via e fare quello che ho fatto questi tre giorni: dormire!
Ma non si può...
Non si può mai dormire...
Ritorno a leggere Ballard.

P.s: Ho messo anche io la mia piccola colonna personale, con la raccolta di vari brani, un pò a casaccio un pò messi con l'intenzione...
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sabato, 09 agosto 2008

Parto... e non so se torno...

ma non è vero proprio...
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martedì, 05 agosto 2008

Vampiri

Sogni incompleti di un pomeriggio afoso tra veglia e sonno...

Quanto lasciamo spesso che l'immaginazione vaghi tra forme oscure e ci riempia di paura,lasciandoci frementi in un angolo mentre i lati più neri della nostra mente prendono vita innanzi a noi, creando superstizione e leggende.
Spesso da una sola parola, sussurrata nella notte o vergata con timore su un pezzo di carta ingiallita, si dipana un intricato processo mentale che trasforma la nostra più semplice e innocua fantasia in una paura tangibile, oscura e molto spesso romantica.
E ora la penna sul foglio scorre veloce e scrive una sola triste parola: vampiro.
...
Lei sedeva su un vecchio sgabello di un pub di periferia, la schiena nuda appoggiata al bancone, gli occhi languidi che scrutavano la sala in cerca di una preda per quella serata. Era un misero raggio di luce in mezzo allo squallore. Il pub, pieno di ubriaconi e derelitti, era una vecchia bettola tenuta in piedi esclusivamente dalla forza di volontà del proprietario. Nell'aria non veleggiava il chiacchiericcio tipico della folla fremente, ma un silenzio macabro, interrotto solo da qualche colpo di tosse. Le luci soffuse illuminavano a stento le persone con la testa reclinata su di un bicchiere sicuramente vuoto. Lei era fuori posto, ma forse proprio per quello la sua bellezza e la sua arroganza risaltavano di più. Si alzò lentamente, passandosi una mano nei lunghi capelli scuri. Un piccolo neon che lampeggiava ad intermittenza la rendeva una visione evanescente, accentuando la sua pelle bianca e le sue labbra rosse come il sangue. Con movimenti lenti e sensuali passò tra i tavoli, facendo girare parecchie teste quando la sua ombra sfiorava la loro, poi con lo sguardo catturò la sua preda. Si morse il labbro inferiore nel vederlo e un piccolo rivolo di sangue le macchiò il mento. L'uomo era seduto in un angolo buio da solo. Il tavolo davanti a lui era ricoperto di bottiglie di birra vuote, e l'unica piena era trattenuta nelle sue grinfie. Lui era basso, dalle spalle larghe e il ventre prominente. Aveva la testa china e lo sguardo vacuo, e le luci si riflettevano sul suo cranio rasato alla meglio. La barba incolta gli dava un aspetto vecchio, trasandato, accentuato dal soprabito lercio che aveva steso sul tavolo. Lei lo guardò famelica, assaporando già sulla lingua il gusto acre della sua pelle sporca. Lo sapeva, quello era un uomo cattivo, che aveva commesso numerosi crimini in vita sua. Si sedette voluttuosa al fianco dell'uomo, spostando con una mano le numerose bottiglie vuote. Quando lui la vide, i suoi occhi brillarono di un'insana voglia. Lei gli si avvicinò e gli sussurrò parole di fuoco all'orecchio, lui in risposta prese una sigaretta dal soprabito e l'accese, con la mano fremente e l'occhio assetato. Poi lei gli si avvicinò al collo e prima lo baciò poi lo leccò. Il corpo dell'uomo fu scosso da un fremito, si alzò di corsa, raccogliendo il soprabito e lasciando intonsa la bottiglia di birra. Si mosse verso la porta tenendo stretta nella mano il braccio esile della donna. Uscirono dal pub e si buttarono nell'umido vicolo. Si abbracciarono stretti contro il muro, spingendo i corpi l'uno contro l'altra, le labbra di fuoco volavano riempiendo di baci la controparte, lui con rozza determinazione, lei con lenta e vorace sensualità. Poi ci fu un solo attimo in cui la danza si interruppe. Lei lo spinse a terra, lasciandolo senza fiato, lui la guardò dal basso in alto sconvolto. Le loro ombre sul muro si fusero e sparirono illuminate dal neon rosso del pub. Un grido stridulo riecheggio nella strada, scuotendo dai rami più alti gli uccelli.
Poi lui uscì dal vicolo, il volto soddisfatto e un rivolo di sangue che gli colava dalla bocca. Passo la mano sul mento e si avviò verso il centro della grande città.
Sputacchiato da M4dH4tt3r orario 02:32 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
in racconti


Guardate Me!

Utente: M4dH4tt3r
Nome: Il cappellaio Matto
Chi sono io? Faresti prima a domandarvi chi siete voi e quindi io chi sia di riflesso... perchè è più semplice essere chi gli altri vogliano che si sia che se stesso... In parole povere sono un matto...


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