Sogni incompleti di un pomeriggio afoso tra veglia e sonno...
Quanto lasciamo spesso che l'immaginazione vaghi tra forme oscure e ci riempia di paura,lasciandoci frementi in un angolo mentre i lati più neri della nostra mente prendono vita innanzi a noi, creando superstizione e leggende.
Spesso da una sola parola, sussurrata nella notte o vergata con timore su un pezzo di carta ingiallita, si dipana un intricato processo mentale che trasforma la nostra più semplice e innocua fantasia in una paura tangibile, oscura e molto spesso romantica.
E ora la penna sul foglio scorre veloce e scrive una sola triste parola: vampiro.
...
Lei sedeva su un vecchio sgabello di un pub di periferia, la schiena nuda appoggiata al bancone, gli occhi languidi che scrutavano la sala in cerca di una preda per quella serata. Era un misero raggio di luce in mezzo allo squallore. Il pub, pieno di ubriaconi e derelitti, era una vecchia bettola tenuta in piedi esclusivamente dalla forza di volontà del proprietario. Nell'aria non veleggiava il chiacchiericcio tipico della folla fremente, ma un silenzio macabro, interrotto solo da qualche colpo di tosse. Le luci soffuse illuminavano a stento le persone con la testa reclinata su di un bicchiere sicuramente vuoto. Lei era fuori posto, ma forse proprio per quello la sua bellezza e la sua arroganza risaltavano di più. Si alzò lentamente, passandosi una mano nei lunghi capelli scuri. Un piccolo neon che lampeggiava ad intermittenza la rendeva una visione evanescente, accentuando la sua pelle bianca e le sue labbra rosse come il sangue. Con movimenti lenti e sensuali passò tra i tavoli, facendo girare parecchie teste quando la sua ombra sfiorava la loro, poi con lo sguardo catturò la sua preda. Si morse il labbro inferiore nel vederlo e un piccolo rivolo di sangue le macchiò il mento. L'uomo era seduto in un angolo buio da solo. Il tavolo davanti a lui era ricoperto di bottiglie di birra vuote, e l'unica piena era trattenuta nelle sue grinfie. Lui era basso, dalle spalle larghe e il ventre prominente. Aveva la testa china e lo sguardo vacuo, e le luci si riflettevano sul suo cranio rasato alla meglio. La barba incolta gli dava un aspetto vecchio, trasandato, accentuato dal soprabito lercio che aveva steso sul tavolo. Lei lo guardò famelica, assaporando già sulla lingua il gusto acre della sua pelle sporca. Lo sapeva, quello era un uomo cattivo, che aveva commesso numerosi crimini in vita sua. Si sedette voluttuosa al fianco dell'uomo, spostando con una mano le numerose bottiglie vuote. Quando lui la vide, i suoi occhi brillarono di un'insana voglia. Lei gli si avvicinò e gli sussurrò parole di fuoco all'orecchio, lui in risposta prese una sigaretta dal soprabito e l'accese, con la mano fremente e l'occhio assetato. Poi lei gli si avvicinò al collo e prima lo baciò poi lo leccò. Il corpo dell'uomo fu scosso da un fremito, si alzò di corsa, raccogliendo il soprabito e lasciando intonsa la bottiglia di birra. Si mosse verso la porta tenendo stretta nella mano il braccio esile della donna. Uscirono dal pub e si buttarono nell'umido vicolo. Si abbracciarono stretti contro il muro, spingendo i corpi l'uno contro l'altra, le labbra di fuoco volavano riempiendo di baci la controparte, lui con rozza determinazione, lei con lenta e vorace sensualità. Poi ci fu un solo attimo in cui la danza si interruppe. Lei lo spinse a terra, lasciandolo senza fiato, lui la guardò dal basso in alto sconvolto. Le loro ombre sul muro si fusero e sparirono illuminate dal neon rosso del pub. Un grido stridulo riecheggio nella strada, scuotendo dai rami più alti gli uccelli.
Poi lui uscì dal vicolo, il volto soddisfatto e un rivolo di sangue che gli colava dalla bocca. Passo la mano sul mento e si avviò verso il centro della grande città.