Tutti siamo MATTI

"Ma io non voglio andare tra i matti" osservò Alice. "Oh, ma non hai scelta," disse il gatto "Siamo tutti matti da queste parti. Io sono matto. TU sei matta" "Come fai a sapere che sono matta" domandò Alice. "Non puoi non esserlo" disse il gatto "Altrimenti non saresti qua"
sabato, 31 maggio 2008

Moleskin

Ultimamente mi sono comprato una Moleskin (okkei okkei, non è proprio una moleskin, ma ci assomiglia molto) ed ho scoperto di adorare letteralmente sentire il fruscio della penna sulla carta, mentre sono seduto sui banchi di piperno nel cortile del chiostro. Mastico il tappo della penna, più per abitudine che per nervosismo, e ogni tanto mi accendo una sigaretta, aspirando con noncuranza il fumo. E intanto butto giù idee, schizzi (non molto belli, ma mi servono per fissare meglio le idee) , pensieri e -ogni tanto, visto che sto sempre all'università- segno anche le date degli esami.
In realtà penso di essere diventato letteralmente computer-dipendente, quando sto a casa, passo la maggior parte del mio tempo davanti a questa scatola, e anche quando mi viene voglia di scrivere le idee che ne escono fuori sono poche e prive di personalità...
Ma è ben diverso quando sono davanti al mio libricino con le pagine bianche...

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giovedì, 29 maggio 2008

Tu ti lamenti... ma che ti lamenti...

Pigghia lu bastone e tira fora li denti...

Il caldo mi rende isterico e nervoso, tendente alla depressione. Ogni volta che viene l'estate mi rendo conto che nella mia vita sto combinando ben poco. Non porto a compimento molto, mi mancano pochi esami alla laurea ma chissà perchè non mi va di farli. Scrivo milioni di inizi di racconti e non li porto a compimento. Poi a volte mi giro intorno e mi capita di incrociare le vite di altra gente che magari con meno anni di me ha già dato una dannata direzione alla propria vita. E la depressione sale.
Non fraintendetemi, non mi piace piangermi addosso, e mai lo farò. Sono sempre dell'idea che chiunque può decidere della propria vita, ognuno, con la costanza e l'impegno può fare quello che vuole del suo futuro. Sta solo ad avere la forza di volontà adatta.
Una volta dissi "Ad avere troppe vie da percorrere davanti a se, si finisce che non se ne sceglie nessuna" e questo è forse quello che mi sta capitando: mille hobby, mille desideri, mille cose da voler fare o in cui voler riuscire. E nessuna che riesca, letteralmente a prendere il controllo della mia vita.
Ma forse è prorpio questo l'errore.
Aspettare che sia quel qualcosa a prendere il controllo della mia vita. Aspettare che il futuro cada dal cielo e si schianti sulla mia testa. E che magari sia anche bello.

Tu ti lamenti, ma che ti lamenti, pigghia lu bastone e tira fora li denti!
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domenica, 25 maggio 2008

E se non son morti, vivon ancora...

Estratto dal libro dei fratelli Grimm...
[...]Ma erano già state arroventate delle scarpette; furono portate li con le molle e messe davanti a lei. Fu costretta ad infilarsele e ballare in quelle scarpe roventi finchè non cadde a terra morta.[...]

Questo è il finale di una delle fiabe che la Diseny ha reso famose, forse la più famosa: Biancaneve.

E poi dicono che sono racconti per bambini...
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venerdì, 23 maggio 2008

!!!

VUOI ESSERE UNO DEGLI AUTORI DELLA PROSSIMA ANTOLOGIA LAS VEGAS?

Partecipa al nostro gioco, bello bello in modo assurdo.

Las Vegas edizioni (www.lasvegasedizioni.com) ti mette a disposizione il suo scintillante casinò letterario e un gioco completamente gratuito per mostrare il tuo talento.
Il premio? Potrai essere uno degli autori della prossima antologia di Las Vegas!

REQUISITI: possedere un sito o un blog. (Non hai un blog? Quale migliore occasione per aprirne uno!)

ISTRUZIONI: per partecipare alla prima selezione devi:
1) pubblicare questo post (esattamente così com’è) nel tuo
sito o blog. L’originale del post che devi ricopiare è qui [http://lasvegasedizioni.splinder.com/post/16142956/%21%21%21%21%21];
2)
mandare a gioco(at)lasvegasedizioni.com l’indirizzo (l’url, quella cosa che comincia con “http://”) del post di cui sopra, più quello di un altro post – uno solo: quello che più rappresenta il tuo stile e la tua volontà di scrivere – che vuoi sia letto e valutato dall’arcigno croupier. Non inviare nessun altro tipo di materiale. Sul blog di Las Vegas edizioni, www.lasvegasedizioni.splinder.com, saranno indicati, via via, tutti i partecipanti;
3) aspettare nuove istruzioni.

TEMPI: la prima selezione terminerà quando avremo raggiunto materiale a sufficienza (la scadenza verrà annunciata con qualche giorno di preavviso sul blog di Las Vegas). Se avrai giocato le carte giuste, sarai contattato per partecipare alla seconda fase.

PREMI:
il premio finale, al termine delle varie selezioni, è la pubblicazione nella prossima geniale antologia targata Las Vegas.

Signore e signori, fate il vostro gioco!

Sputacchiato da M4dH4tt3r orario 15:24 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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venerdì, 23 maggio 2008

Piccola Fiaba Macabra

Non mi sono mai considerato un bravo scrittore, ne tantomeno uno scrittore, ma leggere le fiabe dei fratelli Grimm mi ha dato l'ispirazione per scrivere un piccolo racconto, una fiaba cattiva, così lontana dalle fiabe buoniste dei due scrittori tedeschi, eppur così vicina nella struttura del racconto.
 

C’era una volta, in una piccola città dell’Inghilterra degli inizi del novecento, una bambina dallo splendido aspetto. Aveva la pelle candida come porcellana appena smaltata, lunghi capelli neri che le scendevano sulle spalle minute e grandi occhi del colore della notte senza stelle. Viveva in una piccola casa ai  margini della città insieme al suo vecchio padre, un testardo inventore dai capelli bianchi e la faccia rugosa. Entrambi si volevano molto bene e ogni giorno si giuravano che la vita non sarebbe potuta continuare senza la presenza dell’altro. La bambina era molto amata nel suo piccolo quartiere, era gentile ed educata con tutti e, nonostante il lavoro del padre riuscisse a stento a mettere il pane sulla tavola, lei rifiutava le continue proposte di matrimonio di gentiluomini dall’alto reddito che venivano dalle città lontane per incontrarla.

Ma il fato, triste e cattivo, volle che anche un facoltoso duca di un luogo vicino volesse fare della bambina la sua amante. Tornava ad intervalli regolari nella piccola città per portare enormi regali alla bimba dai capelli neri e puntualmente veniva respinto, con dolcezza e cortesia, ma veniva respinto. Purtroppo, un giorno, l’incontro tra il duca e la bambina avvenne sulle rive di un lago e, mentre i due bagnavano i piedi nudi nell’acqua, un corvaccio tetro e malefico passò di là. Vide la scena e con fredda determinazione corse dalla duchessa per riferire quello che aveva visto con i suoi occhi da rapace.

“Vi dirò una cosa che vi interesserà sapere” disse con la sua voce gracchiante, mentre con le zampine esili si spostava sul bordo della finestra “E vi costerà soltanto un sacco di grano, quello buono, in modo da poter saziare me e la mia famiglia”. La duchessa non se lo fece ripetere due volte e ordinò ai suoi servi (con voce stridula che rivaleggiava con quella della cornacchia) di dare all’uccello un enorme sacco di grano, di quello migliore. Ed appena questo fu posato vicino alle zampe dell’animale, il gracchiare riempì l’alta volta della sala, producendo un eco dal terribile sentore. “Vostro marito, il duca, si bagna i piedi nel lago con una bambina di una piccola città qui vicino, le porta regali e la adula, dimenticandosi che il suo amore va a voi e a voi deve rimanere” detto questo il corvo, con gli artigli ingialliti dalle intemperie prese il sacco di grano e volò via dalla finestra.

Ma caso volle che il sacco fosse troppo pesante per un solo uccello e lui, che non aveva famiglia ma aveva bellamente mentito, si dovesse fermare per riposarsi in una fitta palude, dove, mentre era distratto, un velenosissimo serpente lo morse e se lo mangiò.

Ma tornando alla nostra storia, la duchessa, dopo la rivelazione del corvo, andò su tutte le furie, ma non urlò, ne strepitò, e anzi rimuginava mestamente sulle prossime azioni da compiere. E tanto che meditò, e tanto che pensò, che le venne in mente un’idea talmente malvagia da competere con quelle del diavolo in persona.

Attese che il marito tornasse a casa, poi quando furono entrambi a cena, la duchessa, con falsa adulazione e un pizzico di sadismo femminile, gli chiese dove fosse stato tutta la giornata. “In una città qui vicino, perché, cosa ti interessa moglie mia?” “Nulla, nulla” rispose la perfida donna e mentre il marito si distraeva vicino al camino, versò del potente veleno di mandragora veritiera nel bicchiere dell’uomo. E tra spasmi e dolori il marito morì sull’enorme tavolo della sala da pranzo, riverso tra un cappone e uno sformato di formaggio, con gli occhi rivolti verso il cielo e una mano sul cuore. Ma l’effetto della magica pianta non era solo questo, anzi permetteva di porre domande ai morti e  di saper esattamente la verità. E quello che chiese la perfida duchessa fu solo di saper dove trovare la bellissima bambina dai capelli neri, così da poterla punire per aver anche solamente tentato di rubarle il marito. E mentre le labbra del morto si muovevano meccanicamente sotto l’effetto del magico veleno, la donna rideva e rideva, con la testa inclinata verso l’alto soffitto.

Il giorno dopo si vestì di tutto punto ed uscì accompagnata dai suoi paggi. Salita che fu sulla splendida carrozza, iniziò subito a sfregarsi le mani per la contentezza e la perfezione del suo piano e gli occhi gli luccicavano di un odio così puro e intenso che difficilmente si è visto anche all’inferno.

Andò dal re, e con voce suadente e melodiosa, lo convinse che il padre della bambina dai capelli neri era un potente stregone e che con l’aiuto di forze malvagie cercasse di complottare contro la corona. Gli disse che l’unico modo per fermar un così malvagio individuo fosse quello di ucciderlo nel sonno, davanti gli occhi inermi della sua piccola e bellissima figlia, in modo da imprigionare per sempre l’anima del potente mago nel limbo dei traditori. E il re, che in realtà se la intendeva con la duchessa da molto tempo anche alle spalle del defunto duca, non ci pensò due volte e fece quello che gli consigliava la donna.

Mandò nottetempo dei soldati alla casa del povero vecchio, presero in ostaggio la bambina dai capelli neri e fermandole le parole con una mano guantata di nero, le uccisero il padre davanti, mentre ancora era avvolto dalle splendide e gioiose braccia di Morfeo. Novantasei furono le pugnalate che il vecchio ricevette nel sonno, ma fortunatamente per lui morì alla prima che gli trafisse il cuore arrivando fino al materasso. E mentre gli uomini del re compivano quel massacro insensato, la bambina era costretta immobile ad osservare, e gli occhi le si riempivano di lacrime. Poi fu lasciata da sola in quella casa, accanto al corpo del padre, mentre in lontananza risuonava il passo marziale dei soldati che si allontanavano. E quanto pianse! E quanto urlò! E alla fine impazzì. Si mise in un angolo, con le ginocchia strette al corpo e iniziò a dondolarsi con lo sguardo vitreo fisso sul corpo del padre, ormai facile preda dei topi.

Venne portata in un lontano manicomio, e tra le strette pareti la piccola bambina, che ormai non era più una bambina, passava le sue giornate, tra topi, immondizia e suoni sinistri. Passarono gli anni, e nonostante le condizioni la bellezza della donna non accennava a diminuire, anzi sembrava diventare più bella ad ogni nascer di sole, a dispetto dell’ambiente che la circondava..

E un giorno un marchese che si trovava a visitar il manicomio la vide e se ne innamorò. La portò a casa, la lavò e la vestì di sete preziose e la bimba, che bimba non era più ormai, visse nel lusso, circondata dallo splendido amore del suo marito. E così passarono altri anni, ma quando il fato si mette può esser cattivo e crudele.

Un giorno piovoso, il marchese e la marchesa furono invitati ad un ballo nell’enorme villa di un ricco emissario di una potenza estera, insieme alle personalità di tutta l’Inghilterra. C’erano il Re e la Regina con tutta la corte, c’erano i magistrati dalle toghe nere e le parrucche bianche, c’erano i ricchi mercanti dal ventre prominente e i baffi arricciati e c’era, vestita di bianco e di nero, la Duchessa.

Ballava seguita da uno stuolo di uomini che la corteggiavano con gli occhi bramosi delle ricchezze che il defunto duca le aveva lasciato. Ma poi gli occhi delle due donne si incrociarono. E l’ira della duchessa, sopita dopo la morte del padre della bambina dai capelli neri si riaccese quando la vide vestita come una nobildonna accanto ad un uomo che di più belli e più giusti non ce n’era nell’intero regno.

Quindi salì su un tavolo e puntando il dito contro il marchese urlò : “Quell’uomo, quell’uomo ha attentato alle mie ricchezze e alle mie virtù cercando di costringermi ad unirmi in matrimonio con lui!” Ovviamente l’accusa non aveva nessun fondamento, ma per dissipare questa accusa fu chiesto aiuto a Dio e fu dichiarato un duello. Tutti gli spasimanti della duchessa contro il marchese. Lo scontro fu impari, ma le spade cozzarono e scintillarono, mentre uomo contro uomo andavano avanti i combattimenti. Undici spasimanti trapassò a fil di spada il marchese, che dalla sua aveva un’ottima maestria con la spada, ed uno solo rimaneva che tentava invano di parare i numerosi fendenti del marchese. Ma quando il combattimento stava per volgere al termine con la vittoria del giusto, la duchessa, infida e malvagia, mise lo sgambetto al marchese e lo fece cader con la schiena per terra. Quest’ultimo incapace di difendersi da quella posizione, venne ucciso, sgozzato dal colpo maldestro dell’avversario. E incapace di gridare, ne di parlare, guardò con occhi languidi la moglie prima di esalar l’ultimo respiro. E buttati via i cadaveri la festa continuò indisturbata, solo la marchesa piangeva in un angolo per aver perso di nuovo il suo unico motivo di vita.

Ma la Duchessa non si accontentò di averle distrutto la vita, doveva anche vantarsene, e accompagnata dal suo nuovo amante le si avvicino e le sussurrò all’orecchio: “Anche mio è il merito per la morte di tuo padre… e se la tua vita è un inferno è solo colpa tua, non dovevi tentare mio marito con il tuo corpicino da infante” detto questo si allontanò altezzosa e continuò a ballare al centro della sala.

E mentre la festa andava avanti nessuno notò che la giovane marchesa era fuggita, lasciandosi alle spalle le scarpe. Ed adesso correva a perdifiato per un lugubre e misterioso bosco. Gli alberi le graffiavano la pelle pallida, il fango le sporcava le gambe e il vestito di seta. Poi scese la notte e con essa il terribile manto di freddo. Ma la donna continuava a correre, ad inoltrasi nella foresta buia e minacciosa, senza domandarsi quale fosse la sua meta. Ed ad un certo punto arrivata in una piccola radura, vide, seduta su un masso mentre affilava un coltello con una piccola pietra, una vecchia dalla faccia rugosa e le mani stanche. Sfinita per la lunga corsa la marchesa decise di fermarsi e sedersi accanto alla vecchia.

Ed è così che tra le due donne iniziò un discorso. “Cosa ti porta qui piccola mia?” chiese la vecchia, mentre con le mani continuava ad affilare il coltello “La paura per una donna che mi ha rovinato tutta la vita” rispose con le lacrime agli occhi la marchesa. E le raccontò tutte gli sgarri che le aveva fatto la duchessa e di come ogni persona a lei cara era morta per mano della perfida megera. Ma ad un certo punto la vecchia si alzò e disse, con la sua voce gracchiante: “Ti voglio aiutare perché la tua storia mi ha intenerito il cuore” Poi indicando un circolo di pietre nel centro della radura “Accendi un fuoco li, e dopo ferisciti con questo coltello e fai in modo che il sangue cada nel fuoco, e ti assicuro dopo potrai tornare alla tua città più forte che mai, e non dovrai avere più paura della Duchessa”.

La Marchesa seguì alla lettera le istruzioni della vecchia e non appena la prima goccia di sangue si verso nelle fiamme, un vento fortissimo si alzò sulla radura. Macabri ululati si avvertivano dalla parte più lontana del bosco, e la luna, fino a quel momento limpida e luminosa si oscurò del tutto. E davanti al lei apparvero, nel buio della notte, due fuochi luminescenti che ad ogni respiro della donna crescevano sempre di più. Nessuno glielo aveva detto, ma lei lo sapeva. Quelli erano gli spiriti delle due persone per lei più importanti. Il padre e il marito.

Forte dei fantasmi che l’aiutavano e la proteggevano, si recò subito a palazzo ed entrò come una furia nella festa che ancora si svolgeva. Urlò e sbraitò contro la duchessa, che alla vista dei fantasmi iniziò a fuggire, ma la sua corsa venne interrotta da una ringhiera abbastanza robusta dove lei inciampò e cadde, toccando il terreno solo parecchi piani più in basso, seguita, uno alla volta dalla sua folta schiera di spasimanti e dal re stesso. La regina allora vedendo la potenza degli spiriti decise che sarebbe stato intelligente e furbo avere quella donna al suo fianco e così fece, la insignì della carica di veggente di corte e la tenne sempre accanto a lei.

E questo fu il destino della piccola bambina dai capelli neri e la pelle come porcellana, prima schernita e poi riverita… e visse in pace e felicità, ricoperta di tesori fino alla vecchiaia e quando morì il suo spirito si andò a ricongiungere con quello dei suoi cari che avevano sempre vegliato su di lei.


Sputacchiato da M4dH4tt3r orario 15:02 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
in racconti


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Utente: M4dH4tt3r
Nome: Il cappellaio Matto
Chi sono io? Faresti prima a domandarvi chi siete voi e quindi io chi sia di riflesso... perchè è più semplice essere chi gli altri vogliano che si sia che se stesso... In parole povere sono un matto...


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