Tutti siamo MATTI

"Ma io non voglio andare tra i matti" osservò Alice. "Oh, ma non hai scelta," disse il gatto "Siamo tutti matti da queste parti. Io sono matto. TU sei matta" "Come fai a sapere che sono matta" domandò Alice. "Non puoi non esserlo" disse il gatto "Altrimenti non saresti qua"
domenica, 26 agosto 2007

Il vagabondo

Questa del vagabondo è una serie di piccoli racconti che scrissi molto tempo fa. Ammetto che in quel tempo leggevo molto Aasimov e Herbert e alcune cose sono spudoratamente ispirate a quelle di questi grandi autori.
Adesso dopo alcuni anni la posto su questo blog, perchè mi paicerebbe ricevere un commento  (sia positivo che negativo) anche da qualcun'altro!

PROLOGO

Anno di grazia: 4.097. Pianeta: Egonia I.

Estratto dal diario di Estan d’Egon, savio governatore di Egonia

"Era un caldo mattino d'inverno, ed io nella mia residenza invernale, suonavo con armonia il piccolo baliset, donatomi dalle mie figlie per il mio 46° compleanno. La stella splendeva forte sopra le nostre teste, facendo sbocciare il giardino di mille e mille colori, tutto intorno a me...
Mia moglie si trovava sulla veranda del nostro piccolo palazzo, e sentivo le dolci e argentee voci delle bambine provenire da qualche parte alla mia destra, nascoste dall'intrico di Grendifoglie e Mantobianche...
Tutto faceva presagire una calma assoluta, e il giorno sembrava scorrere come tutti gli altri...
Stavo cercando disperatamente di strimpellare la sinfonia in do maggiore di Stranchery, quando delle voci mi arrivarono dalle mura esterne del palazzo. Posai con cura il baliset nella custodia, e mi alzai con calma per andare a vedere cosa era successo. Nel compiere questa operazione, che alla mia età può essere considerata comunque un poco noiosa, notai che il cielo si era colorato di un rosso sangue. Le mie più recondite paure si risvegliarono e accellerai il passo. Ordinai ad un cavaliere di aprire il portone e di annullare gli schermi protettivi, e subito mi fiondai fuori non curante per la mia salute...

Quello che vidi fu angosciante...

Davanti a me, sul terreno annerito, si trovavano sparsi i resti di quella che doveva essere stata una nave cargo, la poppa si trovava ad una decina di metri sulla mia destra e la prua invece lontana sulla sinistra. In terra pezzi di metallo, resti di motori, qualche cristallo e piccole botti in acciaio che dal simbolo capii che dovevano contenere deuterio.

Subito capi quello che era successo: Una nave doveva essere stata attaccata nelle vicinanze del mio pianeta, e i resti erano precipitati, proprio lì, davanti il mio palazzo, con il rischio di finire me e la mia carissima famiglia. Per fortuna lo scudo aveva annullato sia il rumore che l'impatto.
Mentre osservavo la scena ammutolito, notai che due dei miei cavalieri tiravano fuori qualcosa di vagamente umano dalla carcassa della prua. Quando mi resi conto che era ancora vivo, spiccai un balzo e mi diressi da lui.

Indossava una tuta arancione e all'altezza della vita aveva il corpo tagliato di netto... La faccia livida e con gli occhi fuori dalle orbite, sputava sangue in continuazione e, devo essere sincero, era l'unico indizio che fosse vivo. Subito diedi ordine ai cavalieri di portarlo all'ospedale, dove sarebbe stato curato nel miglior modo possibile.

Detto ciò feci chiamare le unità ripulitrici e ritornai nella tranquillità del mio palazzo.
Ma era inutile negare che quell'evento mi aveva scosso, per poco la tragedia era stata mancata. Bastava che quel mezzo, fosse stato spostato di qualche metro e dubito che lo scudo del palazzo avrebbe potuto reggere l'impatto.

Quella stessa sera, nella solitudine del mio studio, chiamai allo schermofono il mio fedele feldmaresciallo Harrington. La sua faccia paffuta riempiva totalmente lo schermo, mentre i baffi, di un grigio chiaro, coprivano la bocca.

Dopo il classico saluto alle stelle, che da tempi immemori apre qualsiasi conversazione, gli domandai con impazienza sull’evento che aveva riempito la mia mattinata…

Le risposte furono agghiaccianti: con la sua voce paffuta e la sua loquela lenta ma capace, mi informò il possibile inizio di una guerra che avrebbe potuto coinvolgere l’intero sistema solare, se non la galassia.

Da fonti raccomandabili aveva saputo che dal pianeta Soran era partita una quantità innumerevole di navi da guerra all’indirizzo del pianeta V. Le navi erano atterrate vomitando una moltitudine di uomini, che avevano trucidato senza pietà i poveri civili. Dal pianeta V ovviamente era scattata la controffensiva, e supportato dalla Coofederazione dei Regni Umani, aveva mosso battaglia, prima al piccolo pianeta Rough, avamposto dell’impero Soran, poi con l’arrivo di parecchie navi dall’esterno del sistema solare, aveva invaso il pianeta capitale, rovesciando il trono e prendendone il controllo. Il terribile Capitano Muni aveva trucidato la famiglia reale, e questo era parso come un atto di offesa nei confronti della A.M, l’alleanza mercantile, della quale l’impero Soran faceva parte. Questo è successo due giorni fa, poi stamattina, un nugolo di navi dall’esterno del sistema solare hanno invaso V. Il convoglio precipitato su Egonia I doveva essere quello di qualche profugo.

Adesso posso solo pregare le divinità, e sperare che questa guerra imminente non ci coinvolga tutti”

Gli avvenimenti qui narrati risalgo a prima della Grande guerra che coinvolse la galassia. E benché l’impero Soran ha sempre negato di aver mandato quelle navi per trucidare civili innocenti, la guerra esplose lo stesso, distruggendo buona parte della vita. Il diario che ho adesso tra le mani è nero, e consunto, come la mia anima è quella di tutti i sopravvissuti a quei tragici eventi. Il pianeta Egonia I è stato spazzato via, mentre io unico superstite di quella dinastia, vago adesso come un vagabondo su questo pianeta desolato…

 

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in racconti


domenica, 19 agosto 2007

Vertigoblu

Vertigoblu (Bluvertigo)

Consideriamo il fatto che la scuola nel paese
e' un istituzione alquanto reazionaria, repressiva:
reagisce alle reazioni, non stimola interessi
non produce cultura ma propone da cent'anni
le stesse vecchie storie di sposi in riva al lago,
gli stessi schemi mentali, obsolete concezioni,
ho un piccolo rimedio per scappare, per ricredere
per risalire in cima alla tua scala di valori
ohh, vertigoblu, prova la vertigine che ti stimola di piu'
ohh, vertigoblu, il suono e' mille brividi
e l'esistenza comincia ora a prendere forma

ho decisamente paura delle citta', paura di milano
la vita e' selettiva, molto selettiva, poi tutti quelli che dicono:
"io sono un vero artista, io sono sincero, io le dico in faccia
e con gli altri son sempre corretto".

ma guardati all'interno, ridotto idealmente a poltiglia
non produci beni e servizi nemmeno per te stesso
non stimoli interesse, sei tipico e con metodo
ti appresti per le ferie almeno sette mesi prima.
ho un piccolo rimedio per scappare, per ricredere
per risalire in cima alla tua scala di valori

ohh, vertigoblu, prova la vertigine che ti stimola di piu'
ohh, vertigoblu, il suono e' mille brividi
e l'esistenza comincia ora a prendere forma

e tu, veterano dell'adulterio, non far finta di adeguarti
ohh vertigoblu
e l'esperienza comincia ora a prendere forma.
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in musica


sabato, 18 agosto 2007

La bussola D'oro



...in quel selvaggio abisso,
grembo della natura e, forse, tomba,
che non è mare o sponda, aria nè fuoco
ma lor cause pregnati in se commiste
confusamente, in una lotta enterna,
se il Fattore Possente non costringe
queste Oscure Materie a farsi mondi
nell'abisso selvaggio, cauto, Satana
sostava all'orlo dell'inferno, e vide,
e ponderò il viaggio...

John Milton, "Il paradiso perduto", Libro II


Certo tutto mi aspettavo tranne che un libro per bambini iniziasse con un verso del Paradiso Perduto di Milton, ma questo non ha fatto che accrescere la mia curiosità per questo libro, dalla copertina dai colori pastello con sopra l'immagine di una bambina bionda in groppa ad un orso polare.
Lo ammetto, l'ho comprato spito dal fatto che a Natale sarebbe uscito il film, ma non me ne vergogno, adoro leggere i libri prima di vedere un qualsiasi film, anche se il più delle volte questo mi porta a non godermi la trasposizione cinematografica, mentre altre, invece mi permette di notare particolare citazioni che non tutti hanno la capacità di cogliere.
Ma ritorniamo al libro.
La storia è all'inizio semplice, se si riesce ad abbandonare l'idea che il mondo dove si svolge nonostante sia uguale al nostro, abbia delle sostanziali differenze. Per esempio, che ogni uomo, donna o bambino, abbia un daimon, uno spirito-animale-fratello del sesso opposto al proprio con il quale si condividono le esperienze profonde. L'uomo è il daimon sono legati da un legame indissolubile e solo con la morte di uno dei due questo legame cessa... portando nell'oblio del sonno eterno però anche l'altro.
Oppure che l'America non si chiami America, ma Nuova Francia, o che le Lanterne Elettriche si chiamino Lanterne Ambariche. Un mondo di rame ed ottone per prendere la citazione di un mio amico.
E in questo mondo così diverso dal nostro, una bambina vive ad Oxford, in Inghilterra, tra vecchi accademici e inservienti dai modi bruschi. Non è una brava bambina, nel senso stretto del termine: guida truppe di ragazzini all'attacco di navi ancorate sul fiume, si arrampica sui tetti, non studia e fa impazzire i suoi improvvisati mentori. Ma una cosa la sa fare bene: dire le bugie, ha un'abilità innata che le permette di ditricarsi anche nelle situzioni più tragiche. Il suo mondo è questo, tra divertimenti ed esploraizioni improvvisate, tra insulti e punizioni più o meno gravi, e lei non ha intenzione di cambiarlo. Finchè un giorno non iniziano a sparire dei bambini, sempre di più... presi dagli Ingoiatori. Da qui gli eventi precipitano e le cose si svolgono con una velocità eccezionale, da leggere tutto in un fiato.
Ma mi è ancora rimasto un dubbio... il librò è per bambini? La protagonista mente, è indisponente ed è avventata... sono queste cose da insegnare ai bambini? XD
Scherzi a parte un libro che consiglio di leggere... e se c'è la fate magari prima di Natale...
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in libri


sabato, 11 agosto 2007

Goccia

GOCCIA (Cristina Donà, Manuel Agnelli)

Specchio di pioggia e asfalto
ci naviga dentro il cielo
grigio bianco
acqua e cielo

ma tu sei una goccia che non cade
e ritarda la mia guarigione
come ultima frase da terminare

Piccole navi col motore spento
aspettano un segno dal faro
così lontano

specchio di pioggia e asfalto
oggi il mio viso è più leggero
senza pianto
solo acqua e cielo

ma tu sei una goccia che non cade
e rimanda la mia guarigione
come un rumore sospeso che
non esplode

ancora navi col motore spento
aspettano un segno dal faro
così lontano


E' decisamente bello risentire una canzone dopo parecchio tempo... la musica ha quella capacità di risvegliare emozioni e sensazioni che non si provavano più da molto tempo, è capace di far riaffiorare ricordi, che in nessun altro modo sarebbero ritornati alla memoria... magari niente di importante, non esperienze vissute che ci hanno cambiato la vita, ma piccoli sprazi di vita quotidiana che avevamo dimenticato, perchè magari troppo comuni...

a me è capitato oggi con questa canzone...

Vostro
Il Cappellaio Matto
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in musica


mercoledì, 08 agosto 2007

Il povero bistrattato Cappellaio Matto

Ma vi sembra giusto?
Vi sembra normale?
Tutti ad elogiare Alice, quella pazza visionaria, che si fuma le canne con i bruchi e ha le allucinazioni...
E a me chi ci pensa?
Io SICURAMENTE non  mi metto ad inseguire un coniglio bianco vestito con un panciotto.
(al massimo me lo mangio, al forno con due patate)
Soltanto perchè mi hanno affibbiato questo nomignolo (sul quale ovviamente non sono molto d'accordo), tutti pensano che io non abbia qualche rotella, sia pazzo, magari anche pericoloso...
Quindi tutti mi evitano. E allora chiedo di firmare una petizione, che mi venga levato questo assurdo nome... ma è difficile raccogliere le firme quando tutti ti scansano. Ed ovviamente non riesco a fare nemmeno il mio lavoro. Come quale lavoro: il Cappellaio. No?
Già prima del nome il lavoro non è che andava un gran che... sapete tutti questi capelli da baseball a poco costo, se se ne rompe uno, mica lo portano ad aggiustare, se ne comprano un altro... ed i cappelli su misura non se ne fanno più... sono fuori moda. IO sono fuori moda.
Per passare il tempo chiedo al venerabile autore (quel vecchio ubriacone di Carrol) un animale da compagnia.
E lui che mi da? Una lepre senza qualche venerdì e un ghiro che di compagnia non è che ne fa molta.
Ed adesso tieni a bada la furia distruttiva della lepre (animale noto sia per la sua velocità sia per la sua abilità ad accoppiarsi con qualsiasi cosa -soprattutto i soprammobili di casa mia) e tenta di non uccidere il ghiro che con il suo menefreghismo e (soprattutto) il russare da sega rotante mina la stabilità mentale di chiunque sia a 300 m di distanza.
Peccato che li intorno ci siamo solo io e una lepre che già non è stabile mentalmente.
Cerco di distrarmi.
Ci provo con la musica.
Mi Iscrivo al concorso di canto organizzato dalla Regina di Cuori. Primo premio una damigiana di vino di scadente qualità. E il bando di concorso sembra disegnato da un minorato mentale. Poi scopro che l'ha fatto il re. E allora mi dico cosa ci vuoi fare, partecipa, lascia per un pò quella casa, che magari la lepre e il ghiro si uccidono da soli.
E vado. Il concorso si tiene nei giardini, su un enorme palco circondato da rose rosse. Nemmeno Sanremo è così sfarzoso. La giuria è composta da carte da gioco, e ovviamente la regina è tra i concorrenti. OK. Ho Capito tutto. Il concorso è truccato, si sa già chi vincerà. Proprio come Sanremo. Eh, vabbè, partecipiamo uguale, tanto al massimo che può succedere, mi domando, mi tirano qualche pomodoro. Magari. Si mangerebbe stasera (i soldi sono finiti da un pò e nemmeno nel paese delle meraviglie fanno credito ad un matto).
Non l'avessi mai pensato. Sono il quarto a salire sul palco. Dopo un ragazzo dai capelli biondi e una voce da donna che sembra che l'abbiano castrato da piccolo nella culla.
Adesso lo ammetto. Forse cantare non è il mio forte, ma sicuramente non giustifica quello che mi è successo durante l'esibizione.
Mi sistemo al centro del palco e acchiappo con la mano destra il microfono, con la sinistra mi levo il cappello ed abbozzo un inchino. Il pubblico mi osserva. Ed io inizio a cantare "Fiumi di Parole" dei Jalisse.
Non sono nemmeno al primo ritornello che una mano mi ferma. E' un uomo vecchio ingobbito con una lunga barba bianca. Mi guarda e scuote la testa.
"Con questa esecuzione, figlio mio." mi dice con voce grave "Tu uccidi il tempo... ed io che sono l'entità del Tempo non posso accettarlo e quindi ti devo punire".
Grazie... e quindi ferma il mio orologio alle 5 di pomeriggio.
E meno male che non ho cantato "Anima mia"...
Ed ora sono qui che da buon inglese prendo il te alle 5 in punto... ora del big ben che ho nello stanzino... di fronte ho un tavolo enorme e dall'altro lato la lepre e il ghiro...
Ve lo ripeto... non sono matto... sono gli eventi che mi fanno sembrare così...

Vostro
Il Cappellaio Matto


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in racconti non-sense


mercoledì, 08 agosto 2007

E sia...

E sia... un nuovo blog e un nuovo inizio... forse qualcosa è cambiato o forse tutto è rimasto tutto uguale.
Ci sono buone possibilità che forse posti regolarmente, se ne ho voglia... sicuramente non parlerò della mia vita, o fi questioni private, ma di quello che mi passerà per la testa: racconti, commenti, critiche e recensioni... se tutto va bene...
E se non dovesse andare bene... fa nulla... abbiamo solo tentato!

vostro
il Cappellaio Matto
Sputacchiato da M4dH4tt3r orario 15:50 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
in varie


Guardate Me!

Utente: M4dH4tt3r
Nome: Il cappellaio Matto
Chi sono io? Faresti prima a domandarvi chi siete voi e quindi io chi sia di riflesso... perchè è più semplice essere chi gli altri vogliano che si sia che se stesso... In parole povere sono un matto...


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