PROLOGO
Anno di grazia: 4.097. Pianeta: Egonia I.
Estratto dal diario di Estan d’Egon, savio governatore di Egonia
"Era un caldo mattino d'inverno, ed io nella mia residenza invernale, suonavo con armonia il piccolo baliset, donatomi dalle mie figlie per il mio 46° compleanno. La stella splendeva forte sopra le nostre teste, facendo sbocciare il giardino di mille e mille colori, tutto intorno a me...
Mia moglie si trovava sulla veranda del nostro piccolo palazzo, e sentivo le dolci e argentee voci delle bambine provenire da qualche parte alla mia destra, nascoste dall'intrico di Grendifoglie e Mantobianche...
Tutto faceva presagire una calma assoluta, e il giorno sembrava scorrere come tutti gli altri...
Stavo cercando disperatamente di strimpellare la sinfonia in do maggiore di Stranchery, quando delle voci mi arrivarono dalle mura esterne del palazzo. Posai con cura il baliset nella custodia, e mi alzai con calma per andare a vedere cosa era successo. Nel compiere questa operazione, che alla mia età può essere considerata comunque un poco noiosa, notai che il cielo si era colorato di un rosso sangue. Le mie più recondite paure si risvegliarono e accellerai il passo. Ordinai ad un cavaliere di aprire il portone e di annullare gli schermi protettivi, e subito mi fiondai fuori non curante per la mia salute...
Quello che vidi fu angosciante...
Davanti a me, sul terreno annerito, si trovavano sparsi i resti di quella che doveva essere stata una nave cargo, la poppa si trovava ad una decina di metri sulla mia destra e la prua invece lontana sulla sinistra. In terra pezzi di metallo, resti di motori, qualche cristallo e piccole botti in acciaio che dal simbolo capii che dovevano contenere deuterio.
Subito capi quello che era successo: Una nave doveva essere stata attaccata nelle vicinanze del mio pianeta, e i resti erano precipitati, proprio lì, davanti il mio palazzo, con il rischio di finire me e la mia carissima famiglia. Per fortuna lo scudo aveva annullato sia il rumore che l'impatto.
Mentre osservavo la scena ammutolito, notai che due dei miei cavalieri tiravano fuori qualcosa di vagamente umano dalla carcassa della prua. Quando mi resi conto che era ancora vivo, spiccai un balzo e mi diressi da lui.
Indossava una tuta arancione e all'altezza della vita aveva il corpo tagliato di netto... La faccia livida e con gli occhi fuori dalle orbite, sputava sangue in continuazione e, devo essere sincero, era l'unico indizio che fosse vivo. Subito diedi ordine ai cavalieri di portarlo all'ospedale, dove sarebbe stato curato nel miglior modo possibile.
Detto ciò feci chiamare le unità ripulitrici e ritornai nella tranquillità del mio palazzo.
Ma era inutile negare che quell'evento mi aveva scosso, per poco la tragedia era stata mancata. Bastava che quel mezzo, fosse stato spostato di qualche metro e dubito che lo scudo del palazzo avrebbe potuto reggere l'impatto.
Quella stessa sera, nella solitudine del mio studio, chiamai allo schermofono il mio fedele feldmaresciallo Harrington. La sua faccia paffuta riempiva totalmente lo schermo, mentre i baffi, di un grigio chiaro, coprivano la bocca.
Dopo il classico saluto alle stelle, che da tempi immemori apre qualsiasi conversazione, gli domandai con impazienza sull’evento che aveva riempito la mia mattinata…
Le risposte furono agghiaccianti: con la sua voce paffuta e la sua loquela lenta ma capace, mi informò il possibile inizio di una guerra che avrebbe potuto coinvolgere l’intero sistema solare, se non la galassia.
Da fonti raccomandabili aveva saputo che dal pianeta Soran era partita una quantità innumerevole di navi da guerra all’indirizzo del pianeta V. Le navi erano atterrate vomitando una moltitudine di uomini, che avevano trucidato senza pietà i poveri civili. Dal pianeta V ovviamente era scattata la controffensiva, e supportato dalla Coofederazione dei Regni Umani, aveva mosso battaglia, prima al piccolo pianeta Rough, avamposto dell’impero Soran, poi con l’arrivo di parecchie navi dall’esterno del sistema solare, aveva invaso il pianeta capitale, rovesciando il trono e prendendone il controllo. Il terribile Capitano Muni aveva trucidato la famiglia reale, e questo era parso come un atto di offesa nei confronti della A.M, l’alleanza mercantile, della quale l’impero Soran faceva parte. Questo è successo due giorni fa, poi stamattina, un nugolo di navi dall’esterno del sistema solare hanno invaso V. Il convoglio precipitato su Egonia I doveva essere quello di qualche profugo.
Adesso posso solo pregare le divinità, e sperare che questa guerra imminente non ci coinvolga tutti”
Gli avvenimenti qui narrati risalgo a prima della Grande guerra che coinvolse la galassia. E benché l’impero Soran ha sempre negato di aver mandato quelle navi per trucidare civili innocenti, la guerra esplose lo stesso, distruggendo buona parte della vita. Il diario che ho adesso tra le mani è nero, e consunto, come la mia anima è quella di tutti i sopravvissuti a quei tragici eventi. Il pianeta Egonia I è stato spazzato via, mentre io unico superstite di quella dinastia, vago adesso come un vagabondo su questo pianeta desolato…
